Riconoscere ciò che ci fa sentire “sbagliati” nella relazione con noi stessi e con gli altri
La vergogna è una delle emozioni più intime e difficili da mostrare. Spesso vive proprio là dove vorremmo nasconderci: nella paura di essere giudicati, nel sentirci inadeguati, imperfetti, non abbastanza degni di amore, di riconoscimento o di appartenenza.
Può manifestarsi apertamente, attraverso il desiderio di scomparire, il sentirsi inferiori o il continuo svalutarsi. Ma può anche rimanere nascosta dietro altre modalità: rabbia, perfezionismo, controllo, critica verso se stessi o verso gli altri.
Per chi opera nella relazione d’aiuto, imparare a riconoscere la vergogna è particolarmente importante. E prima ancora di incontrarla nell’altro, è necessario poter entrare in contatto con le forme che assume dentro di noi.
Quando non è “ho sbagliato”, ma “sono sbagliato”
Vergogna e senso di colpa sono profondamente collegati, ma non sono la stessa esperienza.
Nel senso di colpa l’attenzione tende a rivolgersi a ciò che abbiamo fatto: “Ho fatto qualcosa di sbagliato.”
Nella vergogna, invece, il giudizio investe più profondamente l’identità: “C’è qualcosa di sbagliato in me.”
È questa dimensione che può renderla così dolorosa. Non riguarda soltanto un comportamento da correggere, ma la percezione del proprio valore personale e del proprio diritto a essere accolti e appartenere.
Per questo la vergogna ha bisogno di essere avvicinata con una particolare qualità della relazione: gentilezza, rispetto e assenza di giudizio.
Un’emozione che nasce nella relazione
La capacità di provare vergogna appartiene all’esperienza umana e ha anche una funzione relazionale: ci rende sensibili allo sguardo dell’altro, alle regole del gruppo e al bisogno di appartenenza.
Durante l’infanzia, tuttavia, esperienze ripetute di disapprovazione, umiliazione o brusca interruzione della spontaneità possono contribuire a costruire l’idea che alcuni aspetti di noi siano “troppo”, “sbagliati” o non accettabili.
Un bambino che sta giocando con entusiasmo, facendo rumore, ridendo o mostrando liberamente il proprio corpo e viene ripetutamente fermato con durezza può imparare, poco alla volta, non soltanto che un determinato comportamento non è appropriato, ma che la propria spontaneità non è accettabile.
La vergogna può così intrecciarsi con il piacere, il corpo, l’intimità, la sessualità, la capacità di mostrarsi e di lasciarsi vedere.
Vergogna nascosta e vergogna manifesta
Non sempre una persona che prova molta vergogna appare timida o insicura.
A volte la vergogna è evidente: la persona si critica continuamente, si sente difettosa, teme il giudizio e fatica a riconoscere il proprio valore.
Altre volte viene coperta da atteggiamenti apparentemente opposti: rabbia, durezza, perfezionismo, bisogno di controllo o difficoltà a mostrarsi vulnerabili.
Imparare a distinguere queste diverse espressioni è fondamentale nel counseling, perché ciò che appare in superficie non sempre corrisponde all’esperienza più profonda della persona.
Vergogna, corpo e sistema nervoso
La vergogna non è soltanto un pensiero. Ha una forte componente corporea.
Possiamo abbassare lo sguardo, incurvare le spalle, sentire il desiderio di nasconderci, bloccare il respiro o percepire una sorta di immobilità. In alcune situazioni, soprattutto quando l’esperienza è intensa o ripetuta, può associarsi a risposte di congelamento e intrecciarsi con vissuti traumatici.
Per questo, nel lavoro con la vergogna, non è sufficiente comprenderla razionalmente. È importante imparare ad ascoltare anche il corpo, riconoscere ciò che accade nel sistema nervoso e creare lentamente condizioni di sicurezza nella relazione.
Un Master soprattutto esperienziale
Il weekend “Vergogna e senso di colpa”, inserito nella formazione dei Counselor de Il Delfino Blu, alternerà momenti teorici a un lavoro profondamente esperienziale.
Esploreremo le nostre modalità personali di vivere vergogna e colpa, il rapporto con il critico interiore e il perfezionismo, il legame con il corpo, la spontaneità e il piacere, e le diverse strategie che utilizziamo per proteggerci dall’esperienza di sentirci esposti o inadeguati.
Perché nella relazione di aiuto la conoscenza teorica è fondamentale, ma non basta: possiamo accompagnare l’altro in profondità soltanto nei territori che siamo disposti, almeno in parte, a esplorare anche dentro di noi.
Il Master vuole quindi offrire strumenti per il lavoro con il cliente, ma anche uno spazio di consapevolezza personale per chi si prepara a diventare counselor o desidera approfondire la propria pratica professionale.
Vergogna e senso di colpa non sono nemici da eliminare. Sono esperienze da riconoscere, comprendere e trasformare affinché non siano più loro a decidere quanto possiamo mostrarci, esprimerci e stare nella relazione.
Conduce Silvia Gnudi, Counselor olistico gestaltico. Costo del singolo weekend 220.
17-18 ottobre dalle 9,30 alle 18,3o presso la sala AgriOlistica.
Per informazioni ed iscrizioni: ildelfinoblu2006@gmail.com
“La vergogna dice: c’è qualcosa di sbagliato in me. La relazione può aiutarci a scoprire che possiamo essere visti senza doverci nascondere.”
